Ogni 5 minuti un bambino muore a causa di violenze subite. Ma nel buio dell’indifferenza si nascondono moltissime altre piccole vite piegate, o addirittura spezzate dalla violenza. Dietro i numeri infatti, ci sono bambini in carne e ossa. Bambini che meritano un’istruzione, cure mediche, protezione. Bambini che hanno bisogno di un ambiente sicuro per crescere e che World Vision assicura nei progetti di sviluppo attivi in tutto il mondo.
La violenza sui bambini può declinarsi in varie forme: violenza psicologica e sessuale, abusi fisici, pedofilia, prostituzione e schiavitù, matrimoni precoci, lavoro minorile e arruolamento come bambini soldato. Ognuno di noi è responsabile per mantenere i bambini al sicuro. Immaginiamo tante piccole azioni moltiplicate per milioni di persone. Per questo World Vision lancia la campagna “It Takes a World to End Violence Against Children” (Ci Vuole un Mondo per Porre Fine alla Violenza sui Bambini), per porre fine alla violenza contro i bambini in tutto il mondo.
World Vision è da sempre in prima linea per salvare i bambini dalla violenza, nei luoghi più instabili del mondo. Kevin J. Jenkins, Presidente di World Vision International, commenta con queste parole il lancio della campagna: “La maggior parte delle violenze sui bambini non si vedono. Tutti sanno che la violenza esiste, ma nessuno vuole parlarne. È tempo di accendere una luce su di essa. Restare a guardare, lasciar permettere la violenza sui bambini, di generazione in generazione, ostacola il futuro dei bambini, il nostro futuro. Noi possiamo porre fine a tutto questo.”
Leggi il discorso completo di Kevin Jenkins (PDF in inglese) >>
Per noi la protezione dei bambini è una priorità assoluta, il fondamento stesso sui cui si fonda la visione di un mondo più giusto. La violenza sui bambini è prevenibile se tutti insieme alziamo la voce per dire basta. Dobbiamo rendere visibile ciò che è invisibile, per garantire a tutti i bambini il diritto a vivere in un mondo privo di violenza.
Vai al sito della campagna (in inglese): www.wvi.org/ittakesaworld >>
Pubblicato l'1 marzo 2017